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NEL TURSI IN FESTA IL MARTINA VOLA

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SUPERA IL S.PAOLO BARI E CONQUISTA IL PRIMATO SOLITARIO IN CLASSIFICA

Il boato al gol di Giovanni Mummolo al 3′ del pt, che ha sbloccato il match, non è certo paragonabile a quelli che si sentivano nei tanti anni tra i professionisti, eppure la magia di quell’esplosione di gioia che si materializza nell’ attimo immediatamente successivo alla palla in rete è un miracolo di acustica che solo il nostro vecchio,malandato, trascurato, violentato ma unico e fascinoso Stadio, sa regalarci. Il gol, poi un altro e ancora la notizia del pari del S.Marco, Il Martina di Piero Lacarbonara  balza in testa ,stavolta da solo e la squadra comincia a far sognare, il biancazzurro torna di moda e il calcio di casa nostra inizia a rivendicare una considerazione ed un rispetto finora calpestati . La vittoria al Tursi poi ha sempre un sapore particolare. Un mix di emozioni la partita, nel nostro stadio, ha sempre un retrogusto ammaliante e singolare, anche nelle sconfitte, che nel nostro “fortino” ad onor del vero, sono state storicamente molte di meno delle innumerevoli vittorie. Alcune epiche, tutte pagine di una storia  vissuta, sofferta in campo e sugli spalti, quelli storicamente più coinvolgenti e cioè quelli in pietra della gradinata dove i semi di zucca salati e i caffe borghetti si alternavano agli improperi ed imprecazioni colorate dei piu esagitati, il tutto condito di variegate espressioni, disamine tecniche affrettate ma sempre sanguigne e infervorate, un mix di passione ed orgoglio di appartenenza, tutte prerogative nel dna dei martinesi tranne per qualche rara (per fortuna) eccezione. Molti degli assidui frequentatori di quegli spalti non ci sono piu ma la loro passione ha contagiato e invaghito chi continua invece imperterrito a sostenere i nostri colori. Un folklore spesso il tifo nella battaglia domenicale dove però la sacralità della partita di pallone si è sempre incastonata a meraviglia nel meccanismo perfetto dei pomeriggi al Tursi come la massima aspirazione di chi dalle nostre domeniche voleva cogliere il senso di affermazione del campanile come riscatto dalle difficoltà della settimana.  Il Percorso verso il campo sportivo poi, sempre lo stesso,  per scaramanzia, gli stessi vicini di posto, a volte le stesse battute, eppure mai ripetitive e sempre approvate unanimamente in nome di una fede senza età, senza censure, senza tempo e senza categoria. Tifosi si, ma anche alfieri di un sano campanilismo insito nel dna della nostra gente.   La ritualità della partita, mai una semplice abitudine,  pura passione, negli anni di una storia gloriosa, qualche caduta, qualche annata storta da metabolizzare per poi riemergere con la solita passione tipica di una tifoseria abituata anche alle sofferenze e capitomboli ma sempre capace di ripartire. La partita  come un punto di arrivo di una settimana di calcoli, discussioni, critiche, previsioni,  studio dell’avversario , di cui la  domenica rappresenta il clou. Il calcio da noi  non è mai stato un terreno disgregante , tutt’altro,  le grandi giornate , le grandi imprese, quelle memorabili e quelle difficili hanno finito con l’accomunare tutte le fasce sociali , quelle borghesi, quelle popolari,  ma anche quelle piu snob, più esigenti, il Pallone nella nostra Martina culla di arte e cultura non puo essere considerata una parte frivola o meno importante della nostra storia.  Come quella che si sta scrivendo quest’anno, nonostante le diffidenze ed ostracismi da parte di chi invece dovrebbe garantirne il supporto. Il Martina calcio appartiene alla città e alla sua storia. Il Tursi che qualcuno , vuole butttare giù è stato per 72 anni il teatro di una passione e di una gloriosa epopea fatta da uomini che hanno dato lustro alla città, una storia che rivendica pari dignità di tutte le eccellenze e motivi di vanto della città. Le tante generazioni che su quegli spalti hanno gioito, sofferto, esultato, pianto , meritano un rispetto senza riserve e sotterfugi. La  fierezza e magica bellezza  del nostro vecchio Tursi che  nonostante lo stato di abbandono e trascuratezza continua a suggellare sogni e vittorie va tutelata e anzi salvaguardata.


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